domenica 21 settembre 2008


CELIACHIA (MORBO CELIACO)

Detta anche enteropatia da glutine, è un disturbo ereditario, presumibilmente legato ad un fattore genetico, che comporta intolleranza al glutine, proteina cereale contenuta nel frumento, nella segale, nell’orzo, nell’avena e in alcune leguminose.

È particolarmente diffusa tra le popolazioni che consumano molto glutine; in Italia l’incidenza sarebbe di un caso ogni 2000 abitanti. La reazione immunitaria che si stabilisce al glutine provoca un danno della mucosa intestinale del digiuno, a causa del quale diminuisce enormemente l’assorbimento dei carboidrati, delle proteine, e di molti minerali e vitamine. In molti casi la celiachia si rivela all’epoca dello svezzamento, quando inizia la dieta a base di biscotti, farine lattee contenenti glutine, semolino e pastina. Nel lattante si manifesta con il classico quadro della diarrea cronica con feci pallide e ricche di grasso, unitamente a pallore del volto, inappetenza, vomito, gonfiore dell’addome, umore irritabile, arresto di sviluppo e riduzione del peso corporeo. Nel bambino più grande e nell’adulto si verificano forme incomplete, e talora l’unico segno è rappresentato nel primo dal ritardo dell’accrescimento (anche evidenziabile a posteriori).

In alcuni casi insorgono complicazioni, rappresentate da anemia da carenza di ferro, fragilità ossea, emorragie, ritardo dello sviluppo puberale, turbe nervose. La diagnosi di certezza del morbo celiaco si basa sulla biopsia della mucosa digiunale. La dieta priva di glutine – condizione essenziale per la guarigione – va istituita tempestivamente e continuata per tutta la vita, altrimenti il danno intestinale può ricomparire. Vengono pertanto esclusi i cibi contenenti frumento, orzo, segale, avena, sostituiti eventualmente da altre farine appositamente studiate. Per il resto, l’alimentazione dev’essere normale, con supplementi di vitamine e minerali. Nelle forme refrattarie che talora insorgono nell’adulto, si ricorre alla somministrazione di preparati di corteccia surrenale. Se il trattamento viene seguito in modo assiduo e corretto, il ragazzo avrà uno sviluppo sia fisico che intellettivo normale, potrà condurre una vita assolutamente regolare e inserirsi nella società e nel lavoro.


COME SI RICONOSCE LA CELIACHIA

La celiachia non conosce età e può manifestarsi nelle diverse fasi evolutive di un individuo. Ne esistono diverse forme.

Quella che riguarda i bambini molto piccoli, definita “tipica”,che si manifesta con diarrea, perdita di appetito, vomito e a volte dimagrimento. Quando i bambini sono un po’ più grandi, i campanelli di allarme possono essere un rallentamento nella crescita e un eccessivo calo di peso.

La forma “atipica”, invece, si presenta tardivamente con sintomi extraintestinali, per esempio con un’anemia che non si risolve o con la difficoltà a portare a termine una gravidanza o un’inspiegabile infertilità. Negli uomini, invece, ci può essere un'alterazione dello smalto dei denti, uno stato di continua irritabilità o valori elevati delle transaminasi, senza che sia presente una malattia epatica.

La forma “silente”, infine, ha come peculiarità l’assenza di sintomi eclatanti. Quella potenziale (o latente) si evidenzia con esami sierologici positivi, ma con biopsia intestinale normale.

Talvolta i sintomi che nascondono la celiachia sono talmente modesti da non richiedere l’intervento del medico e da sfuggire quindi a una diagnosi appropriata. Il sospetto che il soggetto sia affetto da questa intolleranza emerge solo perché nell’ambito familiare c’è un altro membro affetto da celiachia (le statistiche affermano che nell’8-10% c’è familiarità).

Il primo test a cui sottoporsi quando si sospetta la malattia è quello dell’analisi del sangue per ricercare tre particolari anticorpi nell'organismo: se i valori sono elevati, è molto probabile che sia celiachia. Ma la conferma della malattia si può avere solo con la biopsia intestinale, che viene eseguita durante una gastroscopia.

IN ARRIVO UNA PILLOLA ANTICELIACHIA

Sperimentazione ok, presto sul mercato. Presa prima dei pasti, elimina i sintomi dell’intolleranza al glutine

Basta con la dieta a base di prodotti “gluten free”, stop ai mille sacrifici imposti dal dover fare la spesa tenendo sempre un occhio all’etichetta. Presto, molto presto il popolo dei celiaci (75 mila malati “ufficiali” a cui si aggiungono almeno altri 500 mila che non sanno di esserlo) potrebbe avere la soluzione a tutti i problemi: una pillola da assumere prima dei pasti, in grado di bloccare l'effetto tossico del glutine, la sostanza responsabile dell’intolleranza.

Il ritrovato è ormai in dirittura d'arrivo e nel giro di cinque anni al massimo si ipotizza una rivoluzione, come spiegano i massimi esperti mondiali di celiachia, riuniti in questi giorni a Genova per il Congresso internazionale organizzato dall'Associazione italiana celiachia. La sperimentazione sui primi 110 pazienti ha dimostrato che il farmaco, scoperto tre anni fa negli Stati Uniti da un ricercatore italiano, elimina i sintomi associati al consumo di glutine nell'85% dei casi; entro dicembre arriveranno i risultati su altri 180 pazienti. Studi sull'uomo anche per un nuovo farmaco, una proteasi che aiuta i pazienti a digerire il glutine.

“La dieta priva di glutine è assolutamente sicura, ma impone restrizioni alimentari difficili da seguire, soprattutto in particolari età della vita come quella adolescenziale”, dichiara Umberto Volta, responsabile del Centro per la diagnosi di celiachia dell'ospedale S.Orsola - Malpighi di Bologna e presidente del Comitato scientifico dell'Aic, “i celiaci inoltre sono sempre esposti al pericolo delle contaminazioni e hanno il desiderio di tornare a mangiare normalmente, senza sottoporsi a rinunce che spesso comportano la comparsa di problemi psicologici. Da qui la grande spinta da parte dei pazienti perché la ricerca scientifica fornisca una terapia alternativa".

mercoledì 10 settembre 2008


TROPPI DOLCI? IL CERVELLO NON FERMA PIU' LA FAME.

Un’alimentazione con troppi dolci danneggia i neuroni che tengono a freno l’appetito. Risultato: obesità assicurata

Finito il pasto, i radicali liberi prodotti naturalmente dal nostro organismo attaccano le cellule cerebrali che tengono a bada l’appetito. Finché la dieta è sana ed equilibrata, queste ultime hanno la meglio. Se però l’alimentazione è troppo ricca di zuccheri, a lungo andare i neuroni “ferma-fame” si deteriorano fino a diventare così deboli da perdere la battaglia. Risultato: una più rapida evoluzione verso l’obesità.

La scoperta è di un gruppo di ricercatori dell´università australiana di Monash, che in uno studio pubblicato dalla rivista “Nature” indaga i meccanismi che regolano lo stimolo della fame nel cervello.

“Più zuccheri mangiamo”, spiegano la ricerca, “più danneggiamo le nostre cellule blocca-fame. Gli individui più a rischio sono quelli tra i 25 e i 50 anni, perché i neuroni che impediscono di mangiare in eccesso sono già stati spazzati via”.
Consumare cibi ricchi di zuccheri (in particolare quelli contenuti nei dolci, non quelli “semplici” dei carboidrati come pane e pasta), quindi, porta ad un circolo vizioso in cui più si mangia più si ha fame.

lunedì 25 agosto 2008


ESSERE EGOISTI NON E’ SEMPRE UN MALE

Prima di tutto me stesso

Saper donare se stessi è una qualità ma, non sempre, pensare a sé significa essere egoisti. E' capitato a tutti, chi più chi meno, di fare un piccolo esame di coscienza per capire se in una data situazione avremmo potuto fare di più per gli altri.
Dare la precedenza ai propri interessi non sempre è un difetto perché dipende dalle situazioni in cui ci troviamo e dal modo in cui ci rapportiamo agli altri. Non c'è niente di male a dedicarsi a se stessi purché questo non danneggi le persone che ci circondano.
Gli psicologici spiegano che tutti noi abbiamo un istinto di autoconservazione, innato alla nascita, che con la fase dello sviluppo dovrebbe conciliarsi con la scoperta dell'altro. Per diventare persone mature è importante stabilire un rapporto positivo tra l'amore per sé stessi e quello per gli altri.

Il vero altruista è fatto così

L'altruismo, qualità che si deve imparare ad allenare fin dall'infanzia, è prima di tutto la capacità di superare il senso di possesso. Quali sono gli aspetti fondamentali dell'altruista? Essenzialmente due: quello razionale, che contempla un certo vantaggio per sé stessi e quello spontaneo che non chiede nulla in cambio, certamente il più nobile.
Nel primo caso, si presuppone una sorta di generosità di convenienza, un "do ut des", cioè un dare per avere. In fondo non c'è nulla di male nello scambio di favori, di appoggio, di sostegno morale e materiale.
Facciamo l'esempio di quel che può capitare in un'amicizia. Se questa è a senso unico in cui uno dei due dà sempre e non riceve mai nulla in cambio, questa sarà destinata a finire. Lo stesso in un rapporto di coppia
Esiste anche un altruismo e una generosità di chi non sa mai dire di no. In questo caso non è tanto il buon cuore a far dire sempre di sì, ma il desiderio di piacere e la paura del rifiuto.
In conclusione l'altruismo totale è veramente raro perché in tutti noi c'è un misto di egoismo e altruismo.

L'individualista rispetta gli altri

Il principio "ama il tuo prossimo come ami te stesso" nel caso dell'individualista diventa "impariamo ad amare prima noi stessi per sapere poi come amare gli altri".
Se volessimo tracciare un identikit dell'individualista-tipo, potremmo dire che è colui che riesce a gestire il proprio tempo lasciando spazio ai propri interessi senza essere indifferente alle esigenze altrui. Un esempio? Chi appartiene a questa categoria, non si sente in colpa per aver sottratto tempo alla famiglia e al lavoro, per esempio, ed è convinto che per costruire rapporti sani con gli altri bisogna prima di tutto imparare ad amare se stessi. In conclusione, fa il suo tornaconto ma rispetta gli altri.

Identikit del vero egoista

Diceva Oscar Wilde "L'egoismo non consiste nel vivere come ci pare ma nell'esigere che gli altri vivano come pare a noi".
Il vero egoista è incapace di stabilire rapporti equilibrati basati sullo scambio perché è del tutto insensibile alle necessità di chi lo circonda. Il suo motto è: prendere senza mai dare. Fa il proprio interesse ma si tratta di un interesse limitato. Un esempio? Chi inquina l'ambiente. Non si rende conto che rovina il mondo in cui egli stesso vive e che questo gli si ritorce contro.
Non tutti gli psicologi, però, sono convinti che pensare a se stessi sia un atto di egoismo, perché ogni individuo è un esser unico dotato di una personalità propria e propri talenti. L' educazione, la moralità e la società in genere, per costoro, giocherebbe un ruolo deleterio perché tenderebbe a sopprimere i talenti personali. Le conseguenze poi sarebbero stress, depressione e anche attacchi di panico.
In conclusione diciamo quindi che IL VERO EGOISMO ESISTEREBBE SOLO NEL CASO IN CUI DANNEGGIAMO CON I NOSTRI ATTEGGIAMENTI GLI ALTRI, NON SE CERCHIAMO DI AMARE DI PIÙ NOI STESSI.

martedì 19 agosto 2008


FA MALE APRIRE E CHIUDERE IL PUGNO PRIMA DI UN PRELIEVO DI SANGUE

Aumenta i livelli di potassio nel sangue, creando problemi renali o cardiaci. Meglio limitarsi a farlo una volta sola

È il gesto più usuale durante il prelievo di sangue, e si impara a farlo fin da bambini: aprire e chiudere più volte il pugno per facilitare la circolazione. Ma da oggi le cose potrebbero cambiare: un'allerta dalla Gran Bretagna segnala che aprire e chiudere il pugno potrebbe aumentare i livelli di potassio nel sangue, con la possibilità di avere alla lunga problemi renali o cardiaci, e creando tra l'altro confusione negli stessi risultati del test.

La pratica di aprire e chiudere il pugno è un relitto del passato che andrebbe superato, è stato consigliato a tutti i medici addetti ai prelievi di non chiederla più ai pazienti.

Un consiglio inevitabile, visto che sugli stessi soggetti analizzati, dopo averli invitati a non ripetere la manovra del pugno, i livelli di potassio sono calati subito sensibilmente.

Sarà difficile, ammettono gli scienziati, cambiare un'abitudine diffusa almeno dal 1960, ma l'alternativa può essere un buon compromesso: non serrare il pugno ma “chiudere delicatamente la mano e aprirla una sola volta”. In questo modo le vene vengono comunque messe in risalto, senza però influire sui livelli di potassio.

venerdì 15 agosto 2008



FERRAGOSTO, DIETA MIA NON TI CONOSCO.

Peccare senza pentimenti? Si può

Vi siete tenuti tutto l'anno e ora vi volete concedere qualche piccola trasgressione. Perché, diciamolo, un po’ di sana gratificazione ci vuole, soprattutto dopo che negli ultimi mesi siete stati “a stecchetto” per arrivare sulla spiaggia in buona forma. Sia che andiate al mare, in montagnao campagna, vi verranno offerti piatti in tema con il clima e la regione che visiterete. Nessuno vi obbliga a dire di no, ma vi suggeriamo come comportarvi per non vedere lievitare il girovita alla fine della vacanza. Il segreto c’è ed è molto più semplice di quanto pensiate. Se siete invitati da amici o mangiate al ristorante assaggiate un po’ di tutto, ma con parsimonia: senza esagerare con le-porzioni-e-i“bis”,-insomma.
Se poi alla fine di questi giorni vi sentite in colpa e volete rimediare a qualche strappo di troppo, fate così.
Ridi di pancia: un’ora di risate a crepapelle magari davanti a un buon film comico ti fa consumare 300 calorie.
Pavimento pulito, braccia toniche: se pulisci il pavimento per 30 minuti, elimini 105 calorie. Non solo: tonifichi i muscoli di braccia e gambe.
Cambia look alla casa: spostare i mobili del tuo appartamento per 30 minuti, ti fa bruciare 80 calorie.
Cambia canale alla Tv: è stato calcolato che abbandonando il telecomando e alzandosi dalla poltrona 10 volte al giorno per cambiare canale, si possono perdere fino a 5.000 calorie in un anno!

Cinque esempi per la tavola in campagna

1) La parmigiana di melanzane. Se la ordinate al ristorante, informatevi se è stata preparata con melanzane fritte o grigliate. Nel primo caso, non c’è scelta: dividete la porzione con un altro commensale.
2) Coniglio arrosto. Potete ordinarlo con tranquillità perché il grasso non supera il 5%, ed è anche una carne tenera e di facile digestione.
3) Patate al forno. Sono un ottimo contorno, ma la maggior parte delle volte sono intrise di olio. Provate a schiacciarne una con la forchetta: se trasuda condimento, mangiatene al massimo 2 o 3.
4) Salsicce alla brace.Difficile sottrarsi al barbecue che qualche amico organizzerà in giardino. E allora, prima di mettere le salsicce sulla brace, bucherellatele con la forchetta in modo da far fuoriuscire il grasso. Al ristorante, invece, chiedete al cameriere di aprirle a metà durante la cottura: si sgrasseranno un po’.
5) Crème caramel. Una porzione apporta tra le 80 e le 240 calorie. Un po’ troppo se avete fatto un pasto completo, uno strappo che vi potete permettere se avete mangiato solo un primo piatto e un’insalata.

Cinque esempi per la tavola in montagna

1) Affettati e formaggi. Vengono spesso offerti come antipasto. Regolatevi, se poi volete mangiare anche le altre portate. Concedetevi giusto qualche “francobollo” di formaggio e qualche strisciolina di prosciutto, salame ecc.
2) Canederli. Attenzione: limitatevi a 3 o 4 “palline”, perché bastano queste per fare un pasto completo. Nell’impasto c’è infatti mollica di pane mischiata al latte, uova, pancetta affumicata, wurstel e formaggio.
3) Polenta e spuntature. La polenta è un alimento “innocuo”; il problema, semmai, nasce con le spuntature: di maiale o di manzo, l’importante è non esagerare. Non superate 3-4 pezzetti.
4) Fonduta di formaggi. Si prepara con formaggi fusi e, inutile negarlo, è una vera bomba calorica. Per renderla più light, alternate un boccone di formaggio alle crudité che vengono spesso offerte come accompagnamento (il rapporto deve essere di 1 a 3).
5) Funghi alla griglia. Dopo esservi assicurati della loro provenienza, potete gustarli con tranquillità, perché se non eccederete con i condimenti sono alimenti che contengono poche calorie.

Cinque esempi per la tavola al mare


1. Insalata russa. Un cucchiaio come antipasto ve lo potete pure concedere, ma non andate oltre. È la maionese a fare la differenza, in 100 g ci sono ben 650 calorie.
2. Spaghetti allo scoglio. Lo dicono anche i nutrizionisti: pasta con crostacei, frutti di mare e pomodoro sono un mix perfetto, perché nello stesso piatto ci sono carboidrati, proteine, vitamine, sali minerali e pochi grassi. L’importante, anche in questo caso, è non esagerare con le quantità.
3. La grigliata di pesce. Ottima alternativa alla carne. Scegliete tra i pesci meno grassi come merluzzo, palombo, sogliola e orata, ma non esagerate con gli “intingoli”: preparato così, il pesce è buonissimo anche senza condimenti.
4. Frittura di pesce. Come resisterle? Difficilissimo. Allora concedetevela pure, senza però farla diventare un’abitudine. Un consiglio: abbondate con il succo di limone, perché la vitamina Ccombatte le sostanze ossidanti che si formano con la frittura.
5. Il gelato. È un alimento eclettico, può essere ideale per uno spuntino pomeridiano, ma può diventare un sostituto del pasto all’ora del pranzo quando fa caldo e non ci si vuole appesantire.

venerdì 1 agosto 2008


Parliamo dei meccanismi fisici e psicologici che generano gli scatti di ira. Con le regole per controllarsi e… “difendersi”

Che cos’è l’ira e perché ci si arrabbia

Fa parte dei sette vizi capitali, quelli a cui nessun uomo dovrebbe mai cedere. Eppure – proprio come la gran parte degli altri sei – all’ira cediamo eccome, chi più e chi meno. Ed è inevitabile, perché si tratta di uno dei sentimenti più primordiali (insieme con la gioia e il dolore) che vi siano nella mente dell’uomo. Le prove? Tutti i sinonimi del termine (rabbia, collera, esasperazione, furore…), tutte le sfumature che può avere (irritazione, fastidio, impazienza, intolleranza…).
Ma che cos’è in concreto la rabbia? La reazione a un limite, a un’imposizione (fisica o psicologica), l’espressione di un bisogno di affermare la propria persona. Come tutte le emozioni, la rabbia non è mai giusta o sbagliata: c'è e bisogna prenderne atto, comprenderla, gestirla al meglio. Chi riesce a metterle la sordina, non sempre ne ricava benessere, perché si tratta di un segnale molto importante: che qualcuno o qualcosa sta calpestando il nostro “io”. Perché si scatena la rabbia? Gli studi concordano nel ritenere prevalente questo fattore: la volontà che si attribuisce all'altro di ferire e l'eventuale possibilità di evitare l'evento o situazione frustrante. Ciò significa che ci si arrabbia quando qualcosa o qualcuno si oppone alla realizzazione di un nostro bisogno, soprattutto quando viene percepita l'intenzionalità di ostacolare l'appagamento.
A che serve la rabbia? Le modificazioni fisiologiche (che coinvolgono sia il corpo che la mente) che si manifestano attraverso uno scatto di ira, hanno l’obiettivo di rimuovere la causa della frustrazione alla base del nostro impeto aggressivo. Lo stato emotivo in cui ci troviamo quando siamo in preda alla collera è il carburante a cui attingiamo per passare alle vie di fatto, siano queste azioni oppure solo parole.
A differenza degli animali, i motivi alla base di un attacco di rabbia nell’uomo riguardano la frustrazione di attività che erano collegate con l'immagine e la realizzazione di sé.

Gli effetti della collera sulla nostra salute

Le pubblicazioni scientifiche sugli studi dell'inibizione delle manifestazioni aggressive, dimostrano che reprime i propri sentimenti di rabbia tende a viverli per un tempo più lungo. Insomma: mettere il tappo all’impulso (talvolta sano, oltre che legittimo) di reagire a un sopruso o a un torto o a una qualunque costrizione, vive peggio. E si porta avanti a lungo questa condizione di malessere.
Già, perché gli effetti dell’ira sulla fisiologia umana sono ampiamente dimostrati. Sfogarsi ogni tanto fa più che bene, sempre che non si esageri: studi approfonditi hanno confermato che un quarto dei casi di problemi cardiaci è dovuto all’eccessiva perdita di controllo in un’esagerata reazione fisica alla rabbia. E ancora: a forza di arrabbiarsi troppo e spesso, si rischia di incappare in conseguenze psicosomatiche non di poco conto. Così come, del resto, succede per il contrario (non concedersi, cioè, neanche un’“esplosione” di tanto in tanto). E così, patologie come l’ipertensione, l’emicrania cronica, la gastrite e diversi altri problemi di non poco conto sono strettamente collegati allo stato psicologico del collerico per antonomasia o del soggetto eccessivamente autocontrollato.

Come non farsi prendere dall’ira

Tutti conosciamo l’antico adagio secondo cui, prima di lasciarsi travolgere da un attacco d’ira, sia fondamentale “contare fino a dieci”. Bene, vi suggerisco qualche consiglio in più per resistere alla tentazione di arrabbiarsi.

1) Non giustificatevi dicendo che “è colpa del mio caratteraccio”, come se fosse qualcosa che non si può governare. Accade a tutti di provare il sentimento dell’ira e quasi sempre è possibile dominarsi.

2) Provate a riflettere sui fattori che di solito vi portano a “scattare”. Sono davvero validi? Provate allora a gestire le provocazioni, a comunicare meglio le vostre ragioni, a trovare metodi alternativi per difendere i vostri diritti. Se invece riconoscete che il più delle volte vi arrabbiate per motivi banali, diventa necessario imparare a non farsi trascinare.

3) Calcolate il rapporto costi-benefici di una litigata: di solito sono molto squilibrati a favore dei costi. E si traducono in problemi sul lavoro e in famiglia, danni d’immagine, perdita di rapporti importanti…

4) Quando sentite crescere la voglia di reagire, fermatevi e cercate di rimandare il più possibile la reazione: basta per esempio uscire dalla stanza o prendere tempo con l’interlocutore prima di replicargli.

5) Tecniche di rilassamento come il training autogeno o la meditazione sono utilissime. Lo stress è un fattore di rischio per gli attacchi di rabbia, qualsiasi pratica diretta a limitarlo non può che sortire effetti positivi.

6) Gran parte delle persone che si arrabbiano spesso e volentieri, soffrono di un senso di frustrazione latente e continuo. Può dipendere da traumi passati o da un’insoddisfazione presente (magari sul lavoro). Rendersene conto e cercare di rimediare può rivelarsi molto utile.

7) Reprimere completamente l’ira non solo serve a poco, ma può risultare controproducente: si rischiano problemi psicosomatici. Tra il cedere alla rabbia e subire passivamente qualcosa che proprio non vi va giù, c’è una via intermedia: provate a capire se esiste una soluzione più funzionale di una scenata sterile e improduttiva.

Come comportarsi di fronte a uno scatto d’ira altrui

Ognuno di noi ha un modo di comportarsi diverso, quando si trova di fronte a uno scatto di rabbia altrui. Ma qual è quello più adatto a non complicare le cose, pur senza cedere necessariamente alle presunte ragioni dell’interlocutore?

a) Davanti a un’aggressione verbale o fisica, il primo impulso è di alzare il tono e disporsi a rispondere con gli stessi metodi. Ma è sbagliato: l’aggressività provoca solo altra aggressività, in un’autentica escalation violenta e sgradevole.

b) Difendersi è necessario, nessuno dice che si debba subire passivamente. Anche perché l’iroso e aggressivo, di fronte a un interlocutore che non replica, tende a rincarare la dose, proprio perché non incontra resistenze. Risultato: la rabbia aumenta, proprio quello che si deve evitare.

c) L’ideale sarebbe mantenere la calma, senza però apparire intimoriti né disposti ad alimentare lo scontro. In concreto: se l’aggressione è verbale, potete rispondere usando toni fermi, ma tranquilli; se invece è fisica, è importante mettersi al riparo da altri attacchi, perché se si accetta un contatto, si finisce in rissa.

martedì 22 luglio 2008


L’amore è tutta una questione di chimica

Il feeling tra due persone è il risultato di un complicato processo ormonale e cerebrale.
Viaggio nei meccanismi che fanno stare insieme una coppia

L'amore? Come una droga naturale

Sul tema dell'amore si sono spesi fiumi di parole e i romantici potranno rimanere delusi nel sapere che a far scattare l'amore, tra due persone, anche quello romantico, non è tanto l'attrazione fisica o quella mentale, ma la chimica. Già, perché tutto è dovuto a due ormoni: la dopamina e l'adrenalina, gli stessi che si innescano nel caso di una tossicodipendenza.
Ma partiamo con ordine. All'inizio di una relazione, quando nasce il desiderio si scatenano nel cervello una serie di reazioni chimiche simili a quelle stimolate dalla cocaina o da altre sostanze sintetiche. Sia nella droga che nell'innamoramento, infatti, si produce una maggiore quantità di dopamina che stimola le aree cerebrali deputate al controllo del piacere, ma anche di adrenalina, che aumenta l'afflusso di sangue verso alcune parti del corpo, come gli organi riproduttivi.
E non è finita qui, perché se sentirsi innamorati è come essere drogati, gli stessi sintomi si presentano anche quando la relazione è finita: sensazione di giramento di testa e stomaco in subbuglio.
Il cervello aumenta la produzione di dopamina anche quando si è stati abbandonati o si è gelosi del partner. Per questo motivo l'innamorato è ancora più determinato a riconquistare l'oggetto del desiderio, proprio come il tossicodipendente lo è nel cercare un'altra dose.

Le tre fasi dell'innamoramento

Dell'amore si occupano psicologi, sessuologi, antropologi e neurobiologi ciascuno con le proprie tesi. Gli esseri umani hanno sviluppato tre diversi sistemi cerebrali per consentire la riproduzione, ognuno basato sulla secrezione di determinati ormoni.
Il primo è l’attrazione sessuale, associata sempre a grandi quantità di testosterone. Il secondo è l’amore romantico, favorito da un’elevata produzione di dopamina e norepinefrina, e da una bassa attività di serotonina. La dopamina scatena un’incredibile energia: per questo gli innamorati non dormono, perdono peso, e sono fortemente motivati.
Il terzo ormone chiamato in causa, che consente alla coppia di mettere al mondo un figlio ed è l’attaccamento a lungo termine, varia secondo il sesso: l’ossitocina per le donne e la vasopressina negli uomini; entrambi sono ormoni che offrono una sensazione di totale appagamento.

Uomini e donne, così diversi nell'amore

Se un medico prendesse nota dei sintomi di cui soffriamo quando siamo innamorati potrebbe fare una diagnosi di disturbo dell'umore se non, nei casi più “gravi”, di una vera e propria malattia mentale. Quali sono questi sintomi così tipici dell’amore “adolescenziale”? Inappetenza, ansia, sbalzi di umore, improvvise sudorazioni, tachicardia, respiro affannoso, sensazione di vuoto allo stomaco, insonnia e pensieri ossessivi.
Uomini e donne non sono uguali nelle reazioni. A livello cerebrale, c’è una grande differenza: negli uomini si ha una forte attività nella zona deputata agli stimoli visivi, nelle donne invece si accende l’area legata alle sensazioni. Il motivo c'è. Infatti, in milioni di anni di evoluzione, gli uomini hanno dovuto valutare visivamente le donne per capire se fossero adatte o meno a produrre figli sani. E questo spiegherebbe perché gli uomini si innamorano più velocemente. Alla donna invece un’occhiata non basta: deve valutare più attentamente il futuro compagno prima di portare un figlio in grembo per nove mesi e allevarlo per anni.

La scienza conferma: l'amore è cieco

Possono metterci davanti la foto di Brad Pitt o quella di Naomi Campbell. Se siamo davvero innamorati, ai nostri occhi saranno persone qualunque, senza un briciolo di fascino. A dimostrare scientificamente che l'amore è davvero cieco, uno studio statunitense condotto dalla University of California di Los Angeles (Ucla), pubblicato sulla rivista "Evolution and Human Behaviour". I ricercatori hanno chiesto a 120 studenti eterosessuali con una relazione sentimentale fissa di esaminare foto di giovani attraenti dell'altro sesso pubblicate su un sito web di appuntamenti eHarmony, e subito dopo di annotare pensieri sul proprio partner o su un argomento a piacere. Coloro che hanno scelto di scrivere del proprio partner, giudicati dai ricercatori "più innamorati" degli altri, hanno dimostrato di pensare alle foto attraenti viste su Internet sei volte meno degli altri. E ricordavano molti meno particolari delle ragazze o dei ragazzi mostrati loro. E' come se i sentimenti di amore per una persona mettessero una benda sugli occhi. Come se la memoria cancellasse selettivamente le immagini che potrebbero distogliere le persone dal pensare quanto è attraente il proprio partner fisso.