venerdì 1 agosto 2008


Parliamo dei meccanismi fisici e psicologici che generano gli scatti di ira. Con le regole per controllarsi e… “difendersi”

Che cos’è l’ira e perché ci si arrabbia

Fa parte dei sette vizi capitali, quelli a cui nessun uomo dovrebbe mai cedere. Eppure – proprio come la gran parte degli altri sei – all’ira cediamo eccome, chi più e chi meno. Ed è inevitabile, perché si tratta di uno dei sentimenti più primordiali (insieme con la gioia e il dolore) che vi siano nella mente dell’uomo. Le prove? Tutti i sinonimi del termine (rabbia, collera, esasperazione, furore…), tutte le sfumature che può avere (irritazione, fastidio, impazienza, intolleranza…).
Ma che cos’è in concreto la rabbia? La reazione a un limite, a un’imposizione (fisica o psicologica), l’espressione di un bisogno di affermare la propria persona. Come tutte le emozioni, la rabbia non è mai giusta o sbagliata: c'è e bisogna prenderne atto, comprenderla, gestirla al meglio. Chi riesce a metterle la sordina, non sempre ne ricava benessere, perché si tratta di un segnale molto importante: che qualcuno o qualcosa sta calpestando il nostro “io”. Perché si scatena la rabbia? Gli studi concordano nel ritenere prevalente questo fattore: la volontà che si attribuisce all'altro di ferire e l'eventuale possibilità di evitare l'evento o situazione frustrante. Ciò significa che ci si arrabbia quando qualcosa o qualcuno si oppone alla realizzazione di un nostro bisogno, soprattutto quando viene percepita l'intenzionalità di ostacolare l'appagamento.
A che serve la rabbia? Le modificazioni fisiologiche (che coinvolgono sia il corpo che la mente) che si manifestano attraverso uno scatto di ira, hanno l’obiettivo di rimuovere la causa della frustrazione alla base del nostro impeto aggressivo. Lo stato emotivo in cui ci troviamo quando siamo in preda alla collera è il carburante a cui attingiamo per passare alle vie di fatto, siano queste azioni oppure solo parole.
A differenza degli animali, i motivi alla base di un attacco di rabbia nell’uomo riguardano la frustrazione di attività che erano collegate con l'immagine e la realizzazione di sé.

Gli effetti della collera sulla nostra salute

Le pubblicazioni scientifiche sugli studi dell'inibizione delle manifestazioni aggressive, dimostrano che reprime i propri sentimenti di rabbia tende a viverli per un tempo più lungo. Insomma: mettere il tappo all’impulso (talvolta sano, oltre che legittimo) di reagire a un sopruso o a un torto o a una qualunque costrizione, vive peggio. E si porta avanti a lungo questa condizione di malessere.
Già, perché gli effetti dell’ira sulla fisiologia umana sono ampiamente dimostrati. Sfogarsi ogni tanto fa più che bene, sempre che non si esageri: studi approfonditi hanno confermato che un quarto dei casi di problemi cardiaci è dovuto all’eccessiva perdita di controllo in un’esagerata reazione fisica alla rabbia. E ancora: a forza di arrabbiarsi troppo e spesso, si rischia di incappare in conseguenze psicosomatiche non di poco conto. Così come, del resto, succede per il contrario (non concedersi, cioè, neanche un’“esplosione” di tanto in tanto). E così, patologie come l’ipertensione, l’emicrania cronica, la gastrite e diversi altri problemi di non poco conto sono strettamente collegati allo stato psicologico del collerico per antonomasia o del soggetto eccessivamente autocontrollato.

Come non farsi prendere dall’ira

Tutti conosciamo l’antico adagio secondo cui, prima di lasciarsi travolgere da un attacco d’ira, sia fondamentale “contare fino a dieci”. Bene, vi suggerisco qualche consiglio in più per resistere alla tentazione di arrabbiarsi.

1) Non giustificatevi dicendo che “è colpa del mio caratteraccio”, come se fosse qualcosa che non si può governare. Accade a tutti di provare il sentimento dell’ira e quasi sempre è possibile dominarsi.

2) Provate a riflettere sui fattori che di solito vi portano a “scattare”. Sono davvero validi? Provate allora a gestire le provocazioni, a comunicare meglio le vostre ragioni, a trovare metodi alternativi per difendere i vostri diritti. Se invece riconoscete che il più delle volte vi arrabbiate per motivi banali, diventa necessario imparare a non farsi trascinare.

3) Calcolate il rapporto costi-benefici di una litigata: di solito sono molto squilibrati a favore dei costi. E si traducono in problemi sul lavoro e in famiglia, danni d’immagine, perdita di rapporti importanti…

4) Quando sentite crescere la voglia di reagire, fermatevi e cercate di rimandare il più possibile la reazione: basta per esempio uscire dalla stanza o prendere tempo con l’interlocutore prima di replicargli.

5) Tecniche di rilassamento come il training autogeno o la meditazione sono utilissime. Lo stress è un fattore di rischio per gli attacchi di rabbia, qualsiasi pratica diretta a limitarlo non può che sortire effetti positivi.

6) Gran parte delle persone che si arrabbiano spesso e volentieri, soffrono di un senso di frustrazione latente e continuo. Può dipendere da traumi passati o da un’insoddisfazione presente (magari sul lavoro). Rendersene conto e cercare di rimediare può rivelarsi molto utile.

7) Reprimere completamente l’ira non solo serve a poco, ma può risultare controproducente: si rischiano problemi psicosomatici. Tra il cedere alla rabbia e subire passivamente qualcosa che proprio non vi va giù, c’è una via intermedia: provate a capire se esiste una soluzione più funzionale di una scenata sterile e improduttiva.

Come comportarsi di fronte a uno scatto d’ira altrui

Ognuno di noi ha un modo di comportarsi diverso, quando si trova di fronte a uno scatto di rabbia altrui. Ma qual è quello più adatto a non complicare le cose, pur senza cedere necessariamente alle presunte ragioni dell’interlocutore?

a) Davanti a un’aggressione verbale o fisica, il primo impulso è di alzare il tono e disporsi a rispondere con gli stessi metodi. Ma è sbagliato: l’aggressività provoca solo altra aggressività, in un’autentica escalation violenta e sgradevole.

b) Difendersi è necessario, nessuno dice che si debba subire passivamente. Anche perché l’iroso e aggressivo, di fronte a un interlocutore che non replica, tende a rincarare la dose, proprio perché non incontra resistenze. Risultato: la rabbia aumenta, proprio quello che si deve evitare.

c) L’ideale sarebbe mantenere la calma, senza però apparire intimoriti né disposti ad alimentare lo scontro. In concreto: se l’aggressione è verbale, potete rispondere usando toni fermi, ma tranquilli; se invece è fisica, è importante mettersi al riparo da altri attacchi, perché se si accetta un contatto, si finisce in rissa.

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